foto presa dal web

Nel precedente articolo abbiamo parlato dei miti ancora duri a morire in cinofilia, in particolare quello del capobranco, che va a braccetto con la dominanza.

Purtroppo è consuetudine etichettare i cani in due (banali) categorie: i dominanti ed i sottomessi. Così ì i cani reattivi, che tendono ad abbaiare o ad avventarsi su cani o persone, che minacciano i proprietari, ecc sono considerati dominanti e da domare; al contrario cani timidi, insicuri, paurosi o schivi sarebbero i cosiddetti sottomessi.

Ancora una volta quando si parla di cani preferiamo prendere una scorciatoia che ci renda la vita più comoda e facile, perchè ci pone in una posizione di comando e di infallibilità e come al solito il cane viene relegato in un contesto di continui obblighi, continue dimostrazioni e continue banalizzazioni.

Abbiamo bisogno delle banalizzazioni in cinofilia semplicemente perchè ci mettono al riparo dall’avere anche torto, dal dover conoscere e capire il cane, dall’abbandonare il nostro punto di vista e iniziare a pensare da cane.

Come per il capobranco, anche in questo caso sono molte le cose che stridono, ad esempio nel considerare due sole categorie. Infatti il guaio di queste “etichette” è che non tengono conto dello stato emotivo del cane e delle sue complesse connessioni con ambiente di sviluppo, genetica, epigenetica, alimentazione, stato di salute…

tabella1 – Il comportamento è la sintesi di diversi fattori. Tra i più conosciuti ci sono sicuramente la genetica, la fase di attaccamento verso la propria madre e di conseguenza verso la famiglia umana e l’ambiente di crescita del cane/cucciolo. Ma altrettanto importante è l’alimentazione la quale ha un fortissimo impatto sul microbiota che a sua volta ha un forte impatto sul comportamento. Molto spesso il fattore SISTEMA NERVOSO ENTERICO è trascurato.

Teniamo presente che in natura vige l’equilibrio e la sopravvivenza ha un gran valore, proprio per questo un cane equilibrato tenderà ad evitare il più possibile gli scontri, attingendo a tutte le sue risorse sociali e comunicative (rispetto delle distanze, posture, vocalizzi, marcature, segnali, ecc) perchè ogni conflitto porta con sè maggiori costi rispetto ai benefici, in quanto eventuali ferite anche nel cane vittorioso possono rivelarsi gravi o fatali.

I problemi sorgono quando questo equilibrio viene a mancare.
Coercizione, severità, alimentazione sbagliata, socializzazione mancata o compromessa, inappagamento dei bisogni fisiologici primari, sono tutti fattori che vanno ad alterare l’equilibrio, predisponendo il cane ad uno stato d’animo di tensione, paura, conflitto e preoccupazione. Tutto questo porta a due strade, a seconda del temperamento del cane: l’inibizione o la reattività.

Un cane reattivo è in realtà un cane nervoso, insicuro, che non è in grado di riequilibrarsi emotivamente e di affrontare le condizioni di stress (condizione che molto spesso nasce proprio in casa: mani nella ciotola, NO urlati, punizioni continue, strattonate, mancato riconoscimento dei diritti del cane, manipolazioni continue, imposizioni). A causa di questa continua stimolazione nervosa, il cane è portato a scattare, con impulsività e senza riflettere, su ogni cosa gli crei disagio (cani, persone, bambini, auto, biciclette, rumori, stimoli olfattivi, ecc). Tutto questo viene banalmente tradotto in dominanza (che è invece una caratteristica dell’interazione e non della personalità del cane), invece il cane “dominante” è un cane che ha bisogno del nostro aiuto e non di stupide etichette.

Le interazioni tra cani possono avere anche altre caratteristiche, come ad esempio l’assertività che, a differenza della dominanza, prevede un alto grado di lucidità spesso finalizzato ad uno scopo educativo privo di impulsività, ma anzi manifesta una competenza comunicativa importante, senza bisogno di degenerare in inutili scontri.

tabella2 – Seppur simili tra la definizione di dominante e assertivo c’è molta differenza. L’aspetto cardine è che nell’assertività non c’è impulsività, quindi adrenalina, il cane riesce a essere più lucido e manifesterà comportamenti sociali che preverranno degenerazioni.

Questi luoghi comuni possono sembrare innocui, ma in realtà sono più dannosi di quanto si possa credere, poichè determinate razze diventano vittime della loro nomea. Questo fa sì che i cuccioli (di quelle determinate razze – nda) non vengano visti come esserini da coltivare, ma solo da dominare prima che prendano il sopravvento, andando a creare esattamente quegli stessi problemi che vogliamo tanto prevenire e di cui abbiamo parlato prima (vedi tabella1).

Riusciremo ad avere un rapporto vero e profondo col nostro cane solo quando abbandoneremo del tutto questi pregiudizi umani.

Breve estratto di un percorso di riabilitazione incentrato su fiducia: in se stessi e nel proprio riferimento famigliare. Grazie all’impegno della proprietaria, Leo comincia a godersi le passeggiate, a giocare con le altre cagnoline e perfino a fare sport.
Il cane “dominante”

4 pensieri su “Il cane “dominante”

  • Agosto 11, 2020 alle 12:14 pm
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    Come mai la mia ,presa in canile a 4 anni, abbaia e non è amica di quelli medio grandi come la mia ?

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    • Agosto 11, 2020 alle 12:32 pm
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      Come scritto nell’articolo, il comportamento è la sintesi di molti fattori, questo fa sì che ogni cane sia un individuo unico e specifico. Per poterle rispondere, bisogna conoscere la sua cagnolina e il suo sviluppo…Se vuole un consiglio, non cerchi risposte comode e universali sul web, ma contatti un professionista di persona.

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  • Agosto 12, 2020 alle 12:42 pm
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    Il mio parson educato dai 3 mesi con una spesa non irrisoria di 1500 euro in vari step, educazione, socializzazione, ubbidienza e per ultimo andare tranquillo al giunzaglio. Per questa fase mi sono avvalso di 3 educatrici che non sono arrivat a nulla. Solo il peso della catenella al collo, bloccata in sicurezza, mi permette un passeggio quasi normale ma ancora con piccoli problemi.
    Il fatto più grave e che ha quasi annullato la socializzazione, è quello di aver subito 8 aggressioni da parte di cani della sua taglia lasciati liberi dal guinzaglio perché “buoni”.
    6 di queste le ho evitate perché sollevato da terra, in altri due casi gli ho lssciato piena libertà di agire e li ha castigati duramente riportando lievi ferite.
    Concludendo, per colpa di imbecilli e ce ne sono moltissimi, ora il problema è mio.
    Non intendo più spendere soldi, per cui mi sono dotato di un dissuasore per altri eventuali attacchi di cani grandi, per quelli della sua taglia lo lascio difendersi e, se serve lo appoggio.
    Non mi aspetto di essere capito, ma visto come vanno le cose oggigiorno, va bene cosi.
    Premetto che reagisce solo con i maschi, con le femmine è un invidiabile dongiovanni.

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    • Agosto 12, 2020 alle 12:56 pm
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      Capisco il suo sconforto. Come in tutti i campi, anche questo è fatto da professionisti seri e altri meno. E’ stata fatta un’anamnesi del cane prima di cominciare un percorso di educazione/rieducazione? Le sono state date delle spiegazioni esaustive sulle motivazioni che innescavano quei comportamenti e sul piano di lavoro da fare?

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